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I bulli di Ilaria – di Fania Pozielli

Incontro “Ilaria” e lei acconsente a parlare della sua esperienza a patto che non usi il suo vero nome. Passiamo un’ora a chiacchierare della sua vita scolastica a partire dalle elementari. Raccolgo la sua esperienza e la ascolto con attenzione. Inizia a raccontare:

Ho incontrato i primi “bulli” già nelle prime classi delle elementari. Sono sempre stata abituata a chiedere “per favore”, a non aggredire, a non prevaricare, perché così mi è stato insegnato e soprattutto perché in famiglia e alla scuola materna non avevo mai avuto bisogno di usare l’aggressività per ottenere quello che era un semplice e sereno diritto, come la parola o un giocattolo. Lo shock è stato accorgermi che, per ogni cosa, anche la più semplice, dovessi farmi largo a “spallate”: per parlare, prendere una palla, intervenire in una conversazione,

E gli insegnanti, Ilaria, come gestivano questa situazione? Cercavano di dare spazio a tutti?
Eravamo tanti bambini, “vinceva” chi riusciva a farsi avanti per primo, c’era una competitività “cattiva”. Nel nido con tante bocche vince quella che urla più forte, come se fosse la garanzia dei suoi diritti.

Raccontami qualche episodio.
Ricordo in particolare una volta, in fila per uscire da scuola, quando due compagni mi strattonarono fino a farmi battere la testa per terra. L’insegnante, interpellata da mia madre, disse di non aver visto nulla.

Nessuno degli altri compagni provava a difenderti?
No. Questa idea utopistica che i bambini siano tutti buoni e altruisti deve finire. Nulla spaventa i bambini felici più di quello che può togliere loro serenità. Ma più di quelli che agiscono, a fare la differenza sono quelli che stanno in silenzio.

Tra genitori invece, esisteva comunicazione, collaborazione…
I genitori tendevano (fondamentalmente come i bambini) ad attaccare anziché difendersi: se i miei chiedevano perché fossi stata aggredita loro rispondevano che ero io a “provocare”.

Alle medie è cambiato qualcosa?
Secondo me è cambiato l’atteggiamento degli insegnanti, lì ho incontrato alcuni che tentavano di proteggere i più deboli e scoraggiare i più violenti. Sicuramente cercavano di instaurare un clima di rispetto e collaborazione, purtroppo alle scuole medie noi ragazzi, avendo più autonomia ed occasioni per confrontarci al di fuori del controllo dei “grandi” finivamo sempre negli stessi meccanismi  di “bulli” e “bullizzati”.

Fammi un esempio
Cominciando ad usare i social spessissimo sono stata bersaglio di post, commenti bruttissimi, offensivi e soprattutto incontrollabili da parte dei miei compagni. Non c’era ancora la tutela che c’è oggi, anche i grandi che ci si misuravano per la prima volta, non avevano gli strumenti per pesare le azioni sul web. Come ogni cosa, quando nasce, tende ad essere considerata leggera e di importanza secondaria. 

Come ci si difende sul web e fuori, qual è stata la tua reazione?
All’inizio provi a difenderti, poi ti chiudi nel momento in cui non ricevi la risposta che vorresti. Cominci a chiederti se sia veramente ingiusto quello che stai subendo. Cominci ad odiare la strada che ti porta a scuola, non alzi più la mano in classe per intervenire, vorresti essere trasparente e chiedere scusa per ogni cosa.

Chi ti è stato più d’aiuto?
Alcuni insegnanti e i miei genitori che, finalmente, hanno smesso di sostituirsi a me e mi hanno spronato a diventare più positiva e a non tacere di fronte alle ingiustizie. Ho iniziato a reagire, e a non ascoltare. Non era facile, perché mi rendevo conto solo dopo che mi ero difesa, che ero tutta sudata, con il viso rosso e tutto bagnato. E’ stato un breve momento di sollievo amaro.

Passiamo al  Liceo, com’è stato l’impatto?
Difficile, perché oltretutto ti trovi, ancora bambina, catapultata in un branco di ragazzi tutti più grandi di te, fisicamente e psicologicamente. Ci sono i leader che ordinano ed i gregari che ubbidiscono e tacciono omertosi. Tu sei lì in mezzo che non ti vuoi sottomettere ed allora arrivano le minacce, sussurrate dal banco dietro al tuo.

Come hai reagito?
Una volta mi sono chiusa in bagno e ho telefonato ai miei, con il terrore di essere picchiata se fossi uscita. Alla fine, i miei, dopo una serie di colloqui per niente facili con i docenti, i miei mi fecero cambiare classe.

Sei stata contenta di questa soluzione? Le cose sono migliorate?
Decisamente sì, sono stata più contenta io che loro. In effetti, cambiare classe perché i bulli non riescono ad essere scoraggiati, mio padre l’ha definita una sconfitta per la scuola e per gli insegnanti.

Oggi come ti trovi a scuola, è cambiato qualcosa?
Mi sento molto più sicura di me stessa, ho imparato a non tenermi tutto dentro; ho imparato che quelli che ti feriscono, gongolano del tuo silenzio e della tua paura. Soprattutto ho imparato ad essere meno permalosa e a ridere, io per prima, dei miei difetti. Questo, sicuramente, mi rende meno antipatica…..

Abbassa gli occhi, accenna un sorrisetto furbo e quando mi guarda di nuovo lancia una battuta spiritosa, leggera, che ci racconta la Ilaria nuova finalmente felice:
Poi, quando finalmente sono cresciuta tanto da guardare tutti negli occhi e a non pensare di essere più stupida degli altri, mi è sembrato che il mondo abbia cambiato dimensioni! Ho imparato anche io a dare un senso le parole degli altri e scavando nel mio presente e nel loro, ho capito che la mia arma più potente non era ciò che mi permetteva di difendermi, ma paradossalmente ciò che mi rendeva felice, l’oggetto del loro odio. Bisogna tenersi stretti i sogni, perché sono quelli che ti tengono insieme quando tutto il resto vuole farti crollare.

La riflessione sarebbe lunghissima ed aperta ad innumerevoli commenti. L’impressione primaria è la mancanza di sinergie, collaborazioni. Il meccanismo che dovrebbe avere al centro il benessere dei nostri ragazzi, spesso si inceppa quando le priorità divergono, quando mancano attenzione e controllo. Attendo con speranza testimonianze di insegnanti, genitori ed altri ragazzi che raccontino una realtà differente. Ilaria ci racconta che non tutto è negativo, che ci sono insegnanti che combattono attivamente questo fenomeno, genitori senza paraocchi che si pongono quanto più oggettivamente possibile di fronte ai problemi dei loro figli, ragazzi socialmente maturi e positivi. Attendo le loro storie.

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Le ragazze dell’Erasmus ad Eisenstadt- di Fania Pozielli

sotto traduzioni ein tedesco e in inglese. Qui link al video dell’intervista

L’Austria mi accoglie con i suoi viali ordinati ed  il suo ovattato silenzio invernale. Poco sole ma anche poca umidità per cui anche il freddo pungente non è fastidioso. Architetture imperiali, molti parchi e giardini ed un pacato, rassicurante ordine. “Ma come si fa ad attraversare la strada, non vedo strisce pedonali da nessuna parte!?”- chiedo a mia figlia. “Non occorrono mamma, se ti avvicini al ciglio della strada, tutti si fermano per far passare i pedoni!”. Sorrido, piacevolmente colpita. Il Campus e l’Università di Eisenstadt assomigliano ad una futuristica cattedrale: molto vetro, legno, verde, specchi d’acqua,  spazi di condivisione ben organizzati. Nessuna barriera architettonica, energia elettrica prodotta al 100% con energia sostenibile e tanti ragazzi di diverse nazionalità sorridenti e perfettamente a loro agio. L’intervista ha luogo in uno dei numerosi tavoli di faggio della bellissima biblioteca, situata all’interno dello studentato, un ampio salone luminoso e ben attrezzato, fruibile da tutti gli ospiti, ventiquattr’ore su ventiquattro. Tra gli scaffali pieni di libri in diverse lingue, parliamo dell’esperienza Erasmus che Maria Clara ed Ayana stanno vivendo insieme. Maria Clara oltre a rispondere alle domande, traduce per Ayana e per me.

Siamo nell’accogliente biblioteca dello studentato dell’Università di Eisenstadt per parlare del progetto Erasmus ma anche di questa esperienza “lontane da casa” con una ragazza italiana ed una kazaka: mi parlate un po’ di voi?
-Ayana: Sono Ayana e sono originaria del Kazakistan. Ho passato gli ultimi quattro anni in Repubblica Ceca, a Praga dove ho studiato per un anno la lingua ceca e dove attualmente studio Inglese, Economia e Commercio. Ho sentito parlare del Progetto Erasmus da alcuni amici che avevano fatto questa esperienza in Spagna ed in Italia ed ho pensato di provare.
-Maria Clara: Sono Maria Clara e sono Italiana. Studio Mediazione Linguistica da tre anni, ma conosco il progetto Erasmus da diversi anni. Per il campo di studi che ho intrapreso mi è sempre sembrato ovvio fare un’esperienza di questo tipo e appena sono stata pronta mi sono candidata.

Le Università di provenienza, in che modo vi hanno informato e sostenuto nell’affrontare questa esperienza?
Ayana: I supervisori ci hanno informato e sostenuto soprattutto a livello scolastico.
Maria Clara: La maggior parte delle informazioni pratiche le ho acquisite su internet e dall’ ufficio internazionale dell’Università del Burgenland. I nostri supervisori ci hanno, invece, informato circa le questioni accademiche.

-Quali sono i vostri progetti e cosa vi prefiggete di ottenere da questo periodo di studio?
-Ayana: Il progetto iniziale è di tornare a casa e completare il percorso triennale con la tesi, successivamente vorrei pianificare la specialistica usufruendo del progetto Erasmus nella fase finale del percorso di studio.
-Maria Clara: Avendo sostenuto da poco la certificazione della lingua tedesca, posso considerare questa esperienza parte integrante del mio percorso formativo. Per me che studio tedesco era fondamentale consolidare queste conoscenze e farlo in maniera efficace, ma ho ancora molta strada da fare.

-Il vostro paese e L’Austria, parlatemi delle differenze: com’è stare lontano da casa in positivo ed in negativo.
-Ayana: tra l’Austria e il Kazakistan esistono differenze culturali ed economiche enormi; personalmente mi mancano il mio paese, la mia famiglia ed i miei amici, sono felice tuttavia dell’esperienza che sto facendo perché è molto positiva e la porterò a casa con me.
-Maria Clara: Austria e Italia due paesi per molti aspetti estremamente simili, per altri completamente opposti. Qui ho ritrovato l’arte che pullula in ogni angolo delle città, anche di quelle piccole come Eisenstadt, la musica e il confronto con tanti altri ragazzi che le amano. Sebbene qui si sia conservata la tradizione del caffè, è decisamente diversa, così come la cucina, che personalmente adoro. In Austria ho ritrovato una serenità che in Italia, almeno nelle università, non si vive. Diversi sondaggi confermano che gli studenti italiani in generale, sono i più stressati d’Europa e, nonostante ciò ci renda più preparati, non ci fa capire quanto sia importante e utile il riposo insieme allo sviluppo della creatività.

-Quanto è difficile parlare una lingua che non ti appartiene? E’ più difficile o più stimolante?
-Ayana: Amo le lingue, per me non è difficile, anzi è sempre stimolante intraprendere lo studio di una lingua nuova. A fine percorso vorrei aver appreso più di una nuova lingua ed aver vissuto anche in più paesi stranieri.

-E’ bellissimo perché, da ciò che di solito mi raccontano, la difficoltà maggiore consiste nel dover pensare in più lingue traducendo continuamente, se per te Ayana questo è stimolante, sicuramente è questo il tuo futuro! Maria Clara, ti pongo la stessa domanda, e in più vorrei sapere in cosa sono diversi i percorsi di studio che sta affrontando parallelamente in  Austria ed in Italia.
-Maria Clara: Non è una sfida insormontabile esprimersi e pensare in lingue diverse contemporaneamente, è questione di disciplina interiore ed esercizio, poi molto gioca la passione che ci anima. Sono, come Ayana, al terzo anno di Università (Laurea in Mediazione Linguistica) e come lei completerò a breve il percorso Erasmus e dovrò sostenere la tesi di laurea in Italia. Tra Austria ed Italia ho notato una differenza sostanziale dal punto di vista formativo, una prospettiva diametralmente opposta. I focus sui punti formativi sono differenti ed anche il percorso ed il modo di affrontarlo sono sicuramente diversi. Questo non significa migliori o peggiori, vanno misurati determinati aspetti, alcuni positivi, altri meno. Per quanto riguarda pensare in due lingue, il rapporto con la quotidianità è piuttosto complesso perché dipende dall’approccio con cui ci si pone. Sicuramente per me, che studio traduzione ed interpretariato, è complicato: vedo la differenza con cui espongo i pensieri. Ad esempio, pensando in inglese o in tedesco, rischio istintivamente di tradurre in italiano usando un calco, con una parola ricalcata su quella tedesca, è un rischio che si corre; ma è un rischio estremamente stimolante!

– Ho avuto modo di visitare il vostro studentato, le vostre stanze, la vostra cucina comune e noto una bella atmosfera tra voi ragazzi negli spazi che dividete: ci si trova a diventare “famiglia” o c’è qualcosa di più, di diverso?
-Ayana: Il dormitorio è molto più comodo ed accogliente rispetto a quello dove ero prima in Kazakistan ed in Repubblica Ceca, si ha l’occasione di legare con gli altri ragazzi perché si studia, si cucina e ci si diverte insieme, non ci si sente mai soli.
-Maria Clara: Confermo! Anche nelle piccole cose siamo solidali: serve una medicina, salta l’elettricità in una stanza, c’è sempre qualcuno che può darci una mano; non siamo mai soli in una cameretta, ci sentiamo a casa.

– Raccontatemi un aspetto divertente e che porterete con voi come il ricordo più vivo di questo periodo.
-Ayana: Le nostre feste
-Maria Clara: La baldoria non ci è mancata in questi ultimi mesi e non smetterà di farlo, ma posso dire che le nostre gite sono state davvero meravigliose. Tra la Stiria, Salisburgo e Vienna, non saprei dire cosa è stato meglio. Forse Salisburgo. Passeggiare al centro di Salisburgo in questo periodo è come stare in una pallina di Natale, ma profuma di cioccolato e neve fresca.

Non ho niente da aggiungere; molto di queste ragazze e di come affrontano questa esperienza lo raccontano la serenità che si legge nei loro occhi e l’entusiasmo con cui ne parlano: un grandissimo “in bocca al lupo” a loro ed a tutti i nostri ragazzi che, in giro per l’Europa, tracciano la strada per il loro futuro.

Die Mädchen vom Erasmus (tradotto in tedesco)

Österreich empfing mir mit seinen ordentlichen Boulevards und seine ruhige winterliche Atmosphäre. Es ist nicht so sonnig und nicht dampfig, deshalb ist auch die Kälte nicht so lästig, Gebäude im imperialen Stil, viele Parks und Gärten, zusammen mit einer sanften und vertrauenerweckenden Ordnung.

“Wie kannst du die Straße durchgehen ohne Zebrastreifen?” – Ich fragte meiner Tochter.

“Du brauchst keine; wenn du näher zum Straßenrand kommst, halten alle sich, um dir durchzugehen lassen!“.

Ich stutzte und lächelte.

Der Campus und die Fachhochschule von Eisenstadt gemahnten mir an einen futuristischen Dom: viel Glas, Holz, Pflanzen, Wasserflächen und planmäßige Gemeinschaftsräume.

Keine bauliche Hindernisse, 100% umweltfreundlicher hergestellte Strom und eine Menge von lächelnde Studenten aus verschiedene Länder, die sich wohlfühlen.

Das Interview fand an einem der Buchenholztische der wunderschöne Bibliothek statt; dieser Gemeinschaftsraum besteht aus einem großer, heller und hervorragend ausgestatteter Salon, der im Erdgeschoss des Studentenheimes liegt. Dieser Bereich steht den ganzen Tag, die ganze Woche für die Gäste auf Verfügung.

Zwischen den Regalen, die mit Bücher auf viele verschiedene Sprachen sind, wir haben über dem Erasmus Projekt mit Maria Clara und Ayana geredet, als sie diese Programme zusammen erlebten. Maria Clara hat nur nicht meine Fragen geantwortet, sondern auch für mich und Ayana übersetzt.

-Wir finden uns in der angenehmen Bibliothek des Studentenheimes von Eisenstadt, um über dem Erasmus Projekt und der “Fern von Hause” Erfahrung mit zwei Mädchen zu reden. Sie kommen aus Italien und Kasachstan; bitte, sagt ihr mir etwas über euch.

-Ayana: Ich heiße Ayana und komme ursprünglich aus Kasachstan, aber in den letzten 4 Jahren habe ich in Prag, Tschechische Republik studiert und gewohnt. Ich habe Tschechisch für ein Jahr gelernt, dann habe ich mit meinen Fächer auf Englisch angefangen; ich lerne Wirtschaft und Handel. Ich hatte von diesem Projekt die erste Mal von meine Freunde gehört, als sie diese Erfahrung in Spanien und auch Italien versucht hätten. Ich hätte erfahren, dass diese eine gute Gelegenheit war, so habe ich probiert.

-Maria Clara: Mein Name ist Maria Clara und ich komme aus Italien. Ich studiere Sprachliche Vermittlung seit schon 3 Jahren, aber ich hätte von dem Erasmus Projekt seit einer längeren Zeit gehört. Es erschien mir offensichtlich, auf der Grund meines Studiums, solcher Erfahrung zu versuchen, und sobald war ich fertig, habe ich angemeldet.

-Wie haben eure Universitäten ihr informiert und unterstützt, um dir für diese Erfahrung so besser wie möglich vorzubereiten?

-Ayana: Ja, wir haben ausreichende Informationen von unseren Supervisoren erhaltet, und wir haben auch ein Stipendium von unseren Universitäten bekommt.

-Maria Clara: Ich habe meistens der praktischen Informationen allein auf dem Internet gefunden oder von dem internationalen Büro der FH-Burgenland bekommt. Unsere Supervisoren haben uns über dem Bildungsgang informiert.

-Welche sind eure Zielpunkte und eure Pläne für die Zukunft nach diesem Erasmus?

-Ayana: So, Ich wird meine Bachelorarbeit schreiben, und von meiner Staatsprüfung durchkommen. Dann, möchte ich mich für den Masterstudiengang anmelden; vielleicht werde ich das Erasmus Projekt noch einmal nützen.

-Maria Clara: Als Ich habe eben meine Prüfung für das Zertifikat von Deutsch geschrieben, kann ich diese Erfahrung als ein Bestandteil meiner Studiengang erachten. Es war gründlich für mich meine Kenntnisse von der Deutsche Sprache, die ich seit einer langen Zeit lerne, zu verstärken, obwohl noch viel zu tun mir bleibt.

-Euer Land und Österreich. Sagt ihr mir, bitte, über die Unterschiede: wie ist das „Fern von Hause“ zu sein, beide positive und negative Aspekte.

-Ayana: Es gibt riesige Unterschiede zwischen Kasachstan und Österreich. Z.b. unsere Kulturen und ökonomische Stellungen und Situationen sind so verschieden. Natürlich vermisse ich meine Familie, mein Land und meine Freunde, aber ich weiß, dass was ich hier tue, wird mir sehr zugutekommen in der Zukunft. Ich werde die beste Erfahrung in Österreich erleben und werde zurück nach Kasachstan sie mitnehmen.

-Maria Clara: Österreich und Italien sind sehr ähnliche für einige Aspekte, aber grundverschiedene für andere. Dieses Land wimmelt vor Kunst, die in jeder Ecke jeder Stadt, auch der kleinen, stellt, vor Musik und vor den Jugendlichen, die sie leben.

Obwohl gut behalten, ist die Tradition des Kaffees in Österreich ganz anderes von Italien, sowie die Kochkunst, die ich persönlich liebe. In Österreich, ich habe eine Seelenruhe gefunden, die man erlebt nicht in Italien, zumindest in die Universitäten. Viele Studien bestätigen, dass die italienische Studenten sind, im Allgemeinen, die angespannteste in Europa. Auch wenn das macht uns mehr vorbereitet, erlaubt es uns, gleichzeitig, zu verstehen, wie wichtig und nützlich die Ruhe ist, zusammen mit der Entwicklung der Kreativität.

-Wie schwer ist auf einer Fremdsprache zu reden? Ist das schwieriger oder reizender?

-Ayana: Ich liebe Sprachen. Ich liebe zu reden und neue Kulturen, neuen Leuten zu treffen. Ich möchte so viele Sprachen so viele mein Gehirn enthalten kann zu lernen. Ich möchte nur mehr als ein oder zwei Sprachen sprechen und ich habe immer geträumt von in mehr als einem Land zu wohnen.

– Das ist wunderschön, weil mir wird normalerweise gesagt, dass die größte Schwierigkeit ist zu denken und pausenlos zu dolmetschen in mehr Sprachen. Wenn das reizend für dich ist und wenn du so talentiert bist, das könnt deine Zukunft werden! Ich frage das gleiche an Maria Clara. Dann, möchte ich ein bisschen mehr über den Unterschieden zwischen den Studiengangs Italiens und Österreichs erfahren.

-Maria Clara: Sich in einer anderen Sprache gleichzeitig auszudrücken ist keine unmögliche Herausforderung. Es ist nur eine Übungsangelegenheit und eine Frage der persönlichen Disziplin. Eine sehr wichtige Rolle ist auch gespielt von der Leidenschaft jedermanns. Sowie Ayana, besuche ich das dritte Jahr von dem Bachelorstudiengang, und ich wird auch meine Bachelorarbeit schreiben in meinem Heimatland nach dem Erasmus. Ich habe eigentlich bemerkt einen Unterschied zwischen die Universitätssysteme in Österreich und Italien. Sie sind auf unterschiedliche Ansichten fokussiert; auch die Studiengang und wie man geht durch diese Gang ist ganz anders. Das bedeutet nicht besser oder schlechter, aber das ganze Ergebnis hängt von den einzeln analysierten Kriterien ab.

Das Denken in zwei Sprachen und das Sprechen im Alltag ist ziemlich schwer, weil es von der Annäherung, die man nützt, abhängt. Als ich Übersetzung studiere, ich kann den Unterschied in meine selbe Gedanken sehen: ich riskiere pausenlos und instinktiv Lehnübersetzungen anzuwenden. Es ist immer ein Risiko, aber immer reizend.

-Ich habe euren Studentenheimen besucht, eure Zimmer, eure Küche und ich kann eine freundliche Atmosphäre zwischen die Gäste bemerken: fühlt hier euch als eine Familie oder etwas mehr?

-Ayana: Ich denke, dass dieser Studentenheim bequem ist, weil wir unterschiedliche Heimen in Kasachstan und Tschechien haben, auch wenn sie ähnliche sind. Wir treffen uns in der Bibliothek und in der Küche, quatschen und zusammen kochen, und das ist sehr gut, weil man hier nicht allein fühlt.

-Maria Clara: Ich kann es bestätigen! Wir helfen gegenseitig uns, auch für kleine Probleme: wenn man eine Medizin braucht, wenn der Strom in einem Zimmer weggeht, gibt es immer jemand, der wird ihn/sie helfen: wir sind nie allein in einem Zimmer, wir fühlen uns als ob wie in einem Haus waren.

-Könnt ihr, bitte, mir beschreiben eine lustige Situation die dieses Erasmus gut zusammenfassen kann?

-Ayana: Unsere Partys!

-Maria Clara: Sicher hat Ausgelassenheit uns nicht gefehlt, in diese letzte Monate, und wir werden noch so viel Spaß haben, aber ich kann sagen, dass unsere Ausflüge sehr toll waren. Ich kann nicht zwischen die Steiermark, Salzburg und Wien herausgreifen. Vielleicht Salzburg. Spazieren zu gehen auf seiner Fußgängerzone im Zentrum in dieser Zeit, ist wie in einem Weihnachtsball zu sein, aber das nach Schokolade und frische Schnee riecht.

The Erasmus girls (tradotto in inglese)

Austria welcomed me in its tidy boulevards and its cocoon-like winter environment. Not so sunny, and not so damp, therefore even the most biting cold isn’t so annoying.  Imperial buildings, plenty of parks and gardens, besides a placid and reassuring tidiness.

“How can you cross the road without zebra crossing?”- I asked my daughter.

“You don’t need it; if you come closer to the border, everybody stops in order to let you pass!”

I smiled, surprisingly struck.

The complex of the Campus and the University of Eisenstadt reminded me of a futuristic cathedral: lots of glass, wood, plants, sheets of water and well-organised common areas. No physical obstacles, 100% environmental-friendly produced electricity and a lot of smiling students from different countries who feel at ease.

The interview took place at one of the beech tables in the beautiful library, located inside of the student dorm, which consists of a wide, bright and well-equipped lobby. The room is available to all the guests 24/7.

Among the shelves, full of books, written in so many different languages, we talked about the Erasmus project, that Maria Clara and Ayana were experiencing together. Maria Clara answered my questions and translated for Ayana and me.

-We are in the pleasant library of the Eisenstadt student dormitory, in order to talk about the Erasmus project and the “far-from-home” experience with two girls from Italy and Kazakhstan: tell me something about yourselves, please.

-Ayana: My name is Ayana and originally I came from Kazakhstan, but during last 4 years I have been studying and living in Prague, Czech Republic. I have studied for one year Czech language, and then I started my studies in English, I’m studying Business. I have heard about this program for the first time from my friends, who had tried it in Spain and Italy, also. I heard that it was a good opportunity to try, and I tried.

-Maria Clara: My name is Maria Clara and I come from Italy. I have been studying Linguistic Mediation for three years, but I have been knowing the Erasmus project for far more. It seemed obvious to me, to experience such a program because of my field of studies, so as soon as I was ready I applied.

-How did your home universities inform and support you in order to face this experience?

-Ayana: Yes, I received full information from our supervisors, and also we received scholarships from our university.

-Maria Clara: I got the most of practical information on my own and on the internet and from the international office of FH-Burgenland. Our supervisors informed us about the academic paths.

 

 

-Which are your goals and plans for the future after this Erasmus path?

-Ayana: So, I’m going to get my Bachelor thesis, and pass my state exam. Then I want to enrol in Master program, maybe I’ll try once more the Erasmus program.

-Maria Clara: Since I just sat my certificate for the German language, I can consider this experience an integral part of my studies. As  I have been studying German for a while, it was crucial to effectively consolidate my knowledge, but I still can see a long road ahead.

-Your country and Austria. Tell me something about the differences: how is it to be far from home, both positive and negative aspects.

-Ayana: There are huge differences between Kazakhstan and Austria. E.g. our cultures and our economic positions and situations are so different; of course, I miss my family, my country and my friends, but know all I’m doing know will return me a favour in the future and I will get the best experience from Austria and I will take it to Kazakhstan.

-Maria Clara: Austria and Italy are extremely similar for certain aspects, but completely on the contrary for other ones. This country swarms with art, in every corner of each its towns, even the small ones like Eisenstadt, with music and with young people who love them. Even though the tradition of coffee remains well-preserved here, it is completely different, as well as the cuisine, which I personally adore. In Austria, I found a serendipity which is not experienced in Italy, at least in universities. Many surveys confirm that Italian students, in general, are the most stressed in Europe, and even if this gets us more prepared, at the same time, it doesn’t allow us to understand how important and useful is resting, in addition to the development of creativity.

-How difficult is it to speak a foreign language? Is it more difficult or more challenging?

-Ayana: I love languages. I love speaking and meeting new cultures, new people. I want learn so many learn as my brain holds. I just want learn more languages than one or two and I have always dreamt of living in more than one country.

– This is beautiful, because I am usually told that the biggest difficulty to face consists in thinking and continuously translating into more languages. If this is challenging for you and if you are so talented, this could probably be your future! I ask the same question to Maria Clara. Furthermore, I would like to know the main differences between the courses she’s attending in Italy and Austria.

-Maria Clara: To express yourself in more languages at the same time isn’t an impossible challenge, it’s a matter of internal discipline and practice, then a big role is played by the passion that you put in what you do. Just like Ayana, I’m attending the third year of the BA-degree course, and as she will, so will I set my thesis in my home country out after the Erasmus.

I have noticed a substantial difference in the university system between Austria and Italy.

It is focused on different aspects of the study, and the way in which this path is followed and the path itself is crucially different. This doesn’t mean better or worse, but the whole result depends on the single parameters which are analysed. For what concerns thinking in two languages and speaking daily is quite complex, because it depends on the approach you use. Since I’m studying translation, I can see the difference in my own thoughts: I constantly and instinctively risk to translate into Italian using calques, which are words traced on the German word I want to say. It’s always a risk, but it’s always challenging.

– I have visited your student dormitory, your rooms, your kitchen and I can notice a nice atmosphere among the guests and in your shared areas: do you feel like a family or something more?

-Ayana: I think that this dorm is cosy, because we have different dorms also in Kazakhstan and the Czech Republic, even if they are similar. We can meet each other in the library and in the kitchen, talk and cook together, and it is good because you don’t feel like you’re alone here.

-Maria Clara: I can confirm it! We help each other even for small matters: if somebody needs a medicine, if the electricity in one room is gone, there is always someone who will help; we’re never alone in a room, we feel like in a big house.

– Could you, please, describe a funny aspect or a nice situation which can describe as best as possible your amusement here?

-Ayana: Our parties!

-Maria Clara: We certainly didn’t miss merrymaking, in these last months, and we will keep on having a good time, but I can say that our trips were marvellous. I can’t choose the best one among Styria, Salzburg and Vienna. Maybe Salzburg. To walk in its central pedestrian area in this period is like being in a Christmas ball, but it smells like chocolate and fresh snow.

Biciclette Volanti: intervista di Fania Pozielli

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Incontro dei ragazzi speciali, concreti e leggeri nello stesso tempo. L’immagine che offrono è un tantino trasgressiva, molto rock, molto “energetica”. Sono di Monte San Giusto (MC) e  nella realtà di tutti i giorni sono giovani che studiano e che lavorano, così belli nella loro normalità che trasmettono voglia di vivere e di suonare. Si conoscono in una scuola di musica pressoché  bambini e fondano un gruppo veramente “sui generis”. Il loro sound è fresco, intrigante, le contaminazioni sono numerose e ben fatte, interpretate con la maestria di chi studia e si esercita in ambito musicale, non per semplice hobby, ma per una passione divorante, disciplina interiore e con un talento che vi invito a verificare ascoltando le loro canzoni sul sito: www. biciclettevolanti.com.

“Biciclette volanti” mi fa venire subito in mente la scena finale del bellissimo “E.T.” di Spielberg: ragazzini in bicicletta nel cielo, sullo sfondo di una luna gigante;  è un’immagine che parla di libertà, amicizia, coraggio, sfida alle regole. Ha qualcosa a che fare con il nome della vostra band? Perché “Biciclette Volanti”? In realtà E.T. Non c’entra nulla, anche se condividiamo questa immagine che può evocare il nostro nome, con tutti i suoi concetti. Ci chiamiamo così, in realtà, per uno sbaglio: quando, oramai 5 anni fa, dovevamo suonare per la prima volta in pubblico era pronto tutto tranne il nome, così nella scelta dell’ultimo minuto abbiamo iniziato a scherzare sui nomi più assurdi. Un giorno nel garage in cui facevamo le prove  abbiamo intravisto dalle finestre una bicicletta agganciata sopra una macchina che, essendo le finestre del garage alte, sembrava sospesa nell’aria. Quando abbiamo raccontato dell’episodio agli organizzatori della serata, che non sapevano ancora il nostro nome, ci hanno segnati a quell’evento con il nome di Biciclette Volanti. A noi inizialmente non piaceva, ma aveva fatto colpo sulla gente che ci rideva su, quindi abbiamo deciso di tenerlo.

Qual è stato il percorso del vostro gruppo: a che età vi siete incontrati e come è nata l’idea di formare una band? Frequentavamo tutti la stessa scuola di musica e furono gli stessi insegnanti a farci conoscere! La nostra avventura è iniziata nel 2012:  il più piccolo di noi aveva 15 anni e il più grande 23. abbiamo iniziato con qualche cover per vedere come andava, poi ci siamo affiatati sempre più fino a realizzare i primi inediti.

Come definireste il vostro genere musicale? E’ stato il denominatore comune  o è stato un punto di arrivo? Generalmente ci definiamo pop-rock, anche se in realtà non c’è un genere preciso, ma una confluenza di più generi. Infatti ogni membro del gruppo ascoltava un genere diverso, dal punk fino al metal, passando per il pop e tutti questi elementi sono serviti ad ampliare i nostri confini musicali, ancora in evoluzione.

Parlatemi dei vostri lavori: titolo, contest, concerti, canali di distribuzione. Il lavoro più importante è il nostro primo album “In questo mondo di matti” che contiene 10 tracce tutte scritte e arrangiate da noi in questi anni di attività. Per realizzarlo ci è voluto molto tempo e anche molta fatica e siamo fieri del risultato. Potete trovarlo sia ai nostri concerti che su vari distributori digitali (Spotify, ITunes, Amazon, Deezer, etc…) e anche in qualche negozio “fisico”. Abbiamo fatto numerosi concerti soprattutto in giro per le Marche, e ultimamente spesso in Emilia nei pressi di Rimini, e di sicuro ci potrete vedere prossimamente dal vivo.  Abbiamo inoltre provato vari contest arrivando anche alle finali e vincendo (contest della Universal “Dont touch my movie” ndr). Ora ci stiamo concentrando sul nuovo lavoro che avrà un sound molto diverso da quello precedente, ma che siamo sicuri colpirà.

Esibirsi su un palco o davanti ad una giuria, in una sala di registrazione o solo per il piacere di suonare insieme, immagino generi emozioni diverse. Vorrei da voi, se possibile, che mi parlaste di queste emozioni: quali  sono adrenalina, quali invece costituiscono un freno emotivo alla riuscita di un concerto? E’ vero, ogni esibizione è un’emozione!! Io, Sara (la cantante del gruppo ndr), confesso che ogni volta prima di esibirmi ho una ansia terribile, soprattutto quando si tratta di cantare per un concorso importante o a un evento importante! Poi, piano piano, canzone dopo canzone, si inizia a prendere confidenza con il palco e con il pubblico e inizi a divertirti un mondo, a tirare fuori l’anima in quello che fai, con tutte le emozioni che porti con te! Alla fine fare musica secondo me è proprio questo: essere “nudi” di fronte al mondo!

Immagino che suonare insieme non sia sempre facile, in special modo quando si mettono insieme delle personalità spiccate come le vostre. Riuscite ad essere d’accordo sulle scelte? Sì, nella maggior parte dei casi siamo in accordo tra noi. Capita però che alcune decisioni non trovino l’accordo di tutti e a quel punto si va per maggioranza. Capita anche che ci siano delle discussioni accese a volte, ma poi si trova sempre l’accordo.

 Quanto e come fa crescere, in termini di maturità personale ed artistica,  far parte di un gruppo musicale? Tutti dovrebbero far parte di un gruppo musicale! È un’esperienza unica e di crescita personale perché ognuno si apre all’altro condividendo passioni, idee, pensieri…è una ricchezza, un’ esplorazione di mondi diversi dove c’è tutto da prendere! Noi siamo un bel gruppo perché tramite la musica ci aiutiamo a superare momenti no, e esaltiamo tutti i momenti sì! Non andiamo sempre tutti d’accordo, ma comunque riusciamo sempre a trovare un compromesso, rispettando sempre l’unicità dell’altro. Inoltre, suonando in giro, impariamo a conoscere sempre nuove realtà, incontrando anche brutte esperienze, ma imparando molto da queste per essere più preparati e forti la prossima volta! La musica è un mondo che non finiremo mai di scoprire e in cui non smetteremo mai di crescere ed imparare perché è così che si costruisce la propria strada.

Si riesce a conciliare la passione per la musica con gli altri aspetti della vita: studio, lavoro, affetti, tempo libero: quanto vi assorbe ed a cosa dovete rinunciare? Di sicuro la passione per la musica richiede molto tempo e impegno se la si vuole portare avanti seriamente. Questo porta sicuramente a delle rinunce, sia che si tratti di uscire con gli amici per via delle prove, sia che significhi non poter avere tutti i sabati liberi per stare con i propri cari e amici. A volte si deve saltare lo studio a causa degli impegni con la musica; quando si torna dal lavoro stanchi bisogna andare alle prove e posticipare il riposo. Tuttavia se ci si organizza bene si riesce a trovare il tempo per tutto, la maggior parte delle volte.

Vorrei che ognuno di voi mi parlasse di sè: chi sono, da che età sono un musicista, lo/gli strumenti che suono, di cos’altro mi occupo nella vita, il mio sogno, i miei obiettivi.

-Sono Stefano Morroni ho 27 anni attualmente oltre ad essere chitarrista sono impegnato  in un paio di progetti, lavoro nel settore della calzatura. Ho  sempre nutrito una grande passione per la musica. Da bambino ho frequentato corsi di pianoforte e solfeggio  poi qualche anno dopo ho approfondito lo studio della chitarra.

-Ciao sono Luca Magnamassa, il batterista delle Biciclette Volanti, ho 20 anni e suono la batteria da quando ne avevo 11, amo questo strumento da quando ero piccolissimo e sinceramente so suonare solo questo. Mi piace anche disegnare e fare sport, ma il mio vero sogno é la musica.

-Sono Matteo Volatili, suono all’incirca da quando avevo 13 anni , il mio strumento è il basso , mi occupo di calzature: per l’esattezza taglio campioni e prototipi di tomaie . Il mio sogno più grande sarebbe di diventare un pilota di moto ma credo sia irraggiungibile e per questo rincorro il secondo, quello di diventare qualcuno nel mondo della musica. Il mio obiettivo principale è quello  di far conoscere la nostra musica.

-Io sono Riccardo Trozzo e suono la chitarra da ormai 8 anni. Nel frattempo ho iniziato a studiare la tastiera da autodidatta e, successivamente, altri strumenti tra cui le percussioni, l’armonica a bocca e il banjo. Inoltre studio Scienze Biologiche all’Università di Ancona e da due anni sto insieme ad  una ragazza fantastica, Maria Clara. Il mio sogno è quello di poter lavorare nel mondo della musica o in quello della scienza.

-Mi chiamo Sara Magnamassa, ho 23 anni e canto da sempre ma ho iniziato a studiare seriamente canto 7 anni fa! Sono stata sempre una ragazza molto timida e mi vergognavo a cantare davanti alla gente! Infatti quando ero piccola cantavo solo in presenza di mio fratello, ma davanti ad altri proprio non riuscivo… Finché non è capitata qualche occasione in cui sono dovuta uscire allo scoperto per forza e sono contenta che il destino mi abbia giocato questo scherzo, altrimenti 5 anni fa non avrei mai formato una band e non so se sarei diventata la persona che sono ora! Cantare è per me il modo migliore di comunicare, dove non arrivano più le parole arriva sempre la musica! Sono laureata da quasi un anno in scienze dell’educazione ed ora lavoro in un centro doposcuola/babysitting e adoro quello che faccio! I miei obiettivi al momento sono poter portare avanti sia la musica che la mia professione ma non ho particolari aspettative: ciò che faccio lo faccio con passione e so che mi porterà dove era destinato che arrivassi…e sicuramente sarà un bel posto!

La prima volta che ho visto un loro videoclip, sono rimasta incantata dalla loro professionalità e dal loro estro. Era una versione assolutamente originale di “Pregherò per te” di Celentano. Partiva in sordina con la voce incantevole di Sara, pensavo: Bravi, un po’ accademici, ma bravi. E’ durato un secondo: dal primo attacco di batteria, un’esplosione di ritmo e virtuosismo davvero inusuale! Biciclette Volanti è così: semplice e sorprendente!