In evidenza

I bulli di Ilaria – di Fania Pozielli

Incontro “Ilaria” e lei acconsente a parlare della sua esperienza a patto che non usi il suo vero nome. Passiamo un’ora a chiacchierare della sua vita scolastica a partire dalle elementari. Raccolgo la sua esperienza e la ascolto con attenzione. Inizia a raccontare:

Ho incontrato i primi “bulli” già nelle prime classi delle elementari. Sono sempre stata abituata a chiedere “per favore”, a non aggredire, a non prevaricare, perché così mi è stato insegnato e soprattutto perché in famiglia e alla scuola materna non avevo mai avuto bisogno di usare l’aggressività per ottenere quello che era un semplice e sereno diritto, come la parola o un giocattolo. Lo shock è stato accorgermi che, per ogni cosa, anche la più semplice, dovessi farmi largo a “spallate”: per parlare, prendere una palla, intervenire in una conversazione,

E gli insegnanti, Ilaria, come gestivano questa situazione? Cercavano di dare spazio a tutti?
Eravamo tanti bambini, “vinceva” chi riusciva a farsi avanti per primo, c’era una competitività “cattiva”. Nel nido con tante bocche vince quella che urla più forte, come se fosse la garanzia dei suoi diritti.

Raccontami qualche episodio.
Ricordo in particolare una volta, in fila per uscire da scuola, quando due compagni mi strattonarono fino a farmi battere la testa per terra. L’insegnante, interpellata da mia madre, disse di non aver visto nulla.

Nessuno degli altri compagni provava a difenderti?
No. Questa idea utopistica che i bambini siano tutti buoni e altruisti deve finire. Nulla spaventa i bambini felici più di quello che può togliere loro serenità. Ma più di quelli che agiscono, a fare la differenza sono quelli che stanno in silenzio.

Tra genitori invece, esisteva comunicazione, collaborazione…
I genitori tendevano (fondamentalmente come i bambini) ad attaccare anziché difendersi: se i miei chiedevano perché fossi stata aggredita loro rispondevano che ero io a “provocare”.

Alle medie è cambiato qualcosa?
Secondo me è cambiato l’atteggiamento degli insegnanti, lì ho incontrato alcuni che tentavano di proteggere i più deboli e scoraggiare i più violenti. Sicuramente cercavano di instaurare un clima di rispetto e collaborazione, purtroppo alle scuole medie noi ragazzi, avendo più autonomia ed occasioni per confrontarci al di fuori del controllo dei “grandi” finivamo sempre negli stessi meccanismi  di “bulli” e “bullizzati”.

Fammi un esempio
Cominciando ad usare i social spessissimo sono stata bersaglio di post, commenti bruttissimi, offensivi e soprattutto incontrollabili da parte dei miei compagni. Non c’era ancora la tutela che c’è oggi, anche i grandi che ci si misuravano per la prima volta, non avevano gli strumenti per pesare le azioni sul web. Come ogni cosa, quando nasce, tende ad essere considerata leggera e di importanza secondaria. 

Come ci si difende sul web e fuori, qual è stata la tua reazione?
All’inizio provi a difenderti, poi ti chiudi nel momento in cui non ricevi la risposta che vorresti. Cominci a chiederti se sia veramente ingiusto quello che stai subendo. Cominci ad odiare la strada che ti porta a scuola, non alzi più la mano in classe per intervenire, vorresti essere trasparente e chiedere scusa per ogni cosa.

Chi ti è stato più d’aiuto?
Alcuni insegnanti e i miei genitori che, finalmente, hanno smesso di sostituirsi a me e mi hanno spronato a diventare più positiva e a non tacere di fronte alle ingiustizie. Ho iniziato a reagire, e a non ascoltare. Non era facile, perché mi rendevo conto solo dopo che mi ero difesa, che ero tutta sudata, con il viso rosso e tutto bagnato. E’ stato un breve momento di sollievo amaro.

Passiamo al  Liceo, com’è stato l’impatto?
Difficile, perché oltretutto ti trovi, ancora bambina, catapultata in un branco di ragazzi tutti più grandi di te, fisicamente e psicologicamente. Ci sono i leader che ordinano ed i gregari che ubbidiscono e tacciono omertosi. Tu sei lì in mezzo che non ti vuoi sottomettere ed allora arrivano le minacce, sussurrate dal banco dietro al tuo.

Come hai reagito?
Una volta mi sono chiusa in bagno e ho telefonato ai miei, con il terrore di essere picchiata se fossi uscita. Alla fine, i miei, dopo una serie di colloqui per niente facili con i docenti, i miei mi fecero cambiare classe.

Sei stata contenta di questa soluzione? Le cose sono migliorate?
Decisamente sì, sono stata più contenta io che loro. In effetti, cambiare classe perché i bulli non riescono ad essere scoraggiati, mio padre l’ha definita una sconfitta per la scuola e per gli insegnanti.

Oggi come ti trovi a scuola, è cambiato qualcosa?
Mi sento molto più sicura di me stessa, ho imparato a non tenermi tutto dentro; ho imparato che quelli che ti feriscono, gongolano del tuo silenzio e della tua paura. Soprattutto ho imparato ad essere meno permalosa e a ridere, io per prima, dei miei difetti. Questo, sicuramente, mi rende meno antipatica…..

Abbassa gli occhi, accenna un sorrisetto furbo e quando mi guarda di nuovo lancia una battuta spiritosa, leggera, che ci racconta la Ilaria nuova finalmente felice:
Poi, quando finalmente sono cresciuta tanto da guardare tutti negli occhi e a non pensare di essere più stupida degli altri, mi è sembrato che il mondo abbia cambiato dimensioni! Ho imparato anche io a dare un senso le parole degli altri e scavando nel mio presente e nel loro, ho capito che la mia arma più potente non era ciò che mi permetteva di difendermi, ma paradossalmente ciò che mi rendeva felice, l’oggetto del loro odio. Bisogna tenersi stretti i sogni, perché sono quelli che ti tengono insieme quando tutto il resto vuole farti crollare.

La riflessione sarebbe lunghissima ed aperta ad innumerevoli commenti. L’impressione primaria è la mancanza di sinergie, collaborazioni. Il meccanismo che dovrebbe avere al centro il benessere dei nostri ragazzi, spesso si inceppa quando le priorità divergono, quando mancano attenzione e controllo. Attendo con speranza testimonianze di insegnanti, genitori ed altri ragazzi che raccontino una realtà differente. Ilaria ci racconta che non tutto è negativo, che ci sono insegnanti che combattono attivamente questo fenomeno, genitori senza paraocchi che si pongono quanto più oggettivamente possibile di fronte ai problemi dei loro figli, ragazzi socialmente maturi e positivi. Attendo le loro storie.

Annunci

Biciclette Volanti: intervista di Fania Pozielli

Copertina-hi-res.png

Incontro dei ragazzi speciali, concreti e leggeri nello stesso tempo. L’immagine che offrono è un tantino trasgressiva, molto rock, molto “energetica”. Sono di Monte San Giusto (MC) e  nella realtà di tutti i giorni sono giovani che studiano e che lavorano, così belli nella loro normalità che trasmettono voglia di vivere e di suonare. Si conoscono in una scuola di musica pressoché  bambini e fondano un gruppo veramente “sui generis”. Il loro sound è fresco, intrigante, le contaminazioni sono numerose e ben fatte, interpretate con la maestria di chi studia e si esercita in ambito musicale, non per semplice hobby, ma per una passione divorante, disciplina interiore e con un talento che vi invito a verificare ascoltando le loro canzoni sul sito: www. biciclettevolanti.com.

“Biciclette volanti” mi fa venire subito in mente la scena finale del bellissimo “E.T.” di Spielberg: ragazzini in bicicletta nel cielo, sullo sfondo di una luna gigante;  è un’immagine che parla di libertà, amicizia, coraggio, sfida alle regole. Ha qualcosa a che fare con il nome della vostra band? Perché “Biciclette Volanti”? In realtà E.T. Non c’entra nulla, anche se condividiamo questa immagine che può evocare il nostro nome, con tutti i suoi concetti. Ci chiamiamo così, in realtà, per uno sbaglio: quando, oramai 5 anni fa, dovevamo suonare per la prima volta in pubblico era pronto tutto tranne il nome, così nella scelta dell’ultimo minuto abbiamo iniziato a scherzare sui nomi più assurdi. Un giorno nel garage in cui facevamo le prove  abbiamo intravisto dalle finestre una bicicletta agganciata sopra una macchina che, essendo le finestre del garage alte, sembrava sospesa nell’aria. Quando abbiamo raccontato dell’episodio agli organizzatori della serata, che non sapevano ancora il nostro nome, ci hanno segnati a quell’evento con il nome di Biciclette Volanti. A noi inizialmente non piaceva, ma aveva fatto colpo sulla gente che ci rideva su, quindi abbiamo deciso di tenerlo.

Qual è stato il percorso del vostro gruppo: a che età vi siete incontrati e come è nata l’idea di formare una band? Frequentavamo tutti la stessa scuola di musica e furono gli stessi insegnanti a farci conoscere! La nostra avventura è iniziata nel 2012:  il più piccolo di noi aveva 15 anni e il più grande 23. abbiamo iniziato con qualche cover per vedere come andava, poi ci siamo affiatati sempre più fino a realizzare i primi inediti.

Come definireste il vostro genere musicale? E’ stato il denominatore comune  o è stato un punto di arrivo? Generalmente ci definiamo pop-rock, anche se in realtà non c’è un genere preciso, ma una confluenza di più generi. Infatti ogni membro del gruppo ascoltava un genere diverso, dal punk fino al metal, passando per il pop e tutti questi elementi sono serviti ad ampliare i nostri confini musicali, ancora in evoluzione.

Parlatemi dei vostri lavori: titolo, contest, concerti, canali di distribuzione. Il lavoro più importante è il nostro primo album “In questo mondo di matti” che contiene 10 tracce tutte scritte e arrangiate da noi in questi anni di attività. Per realizzarlo ci è voluto molto tempo e anche molta fatica e siamo fieri del risultato. Potete trovarlo sia ai nostri concerti che su vari distributori digitali (Spotify, ITunes, Amazon, Deezer, etc…) e anche in qualche negozio “fisico”. Abbiamo fatto numerosi concerti soprattutto in giro per le Marche, e ultimamente spesso in Emilia nei pressi di Rimini, e di sicuro ci potrete vedere prossimamente dal vivo.  Abbiamo inoltre provato vari contest arrivando anche alle finali e vincendo (contest della Universal “Dont touch my movie” ndr). Ora ci stiamo concentrando sul nuovo lavoro che avrà un sound molto diverso da quello precedente, ma che siamo sicuri colpirà.

Esibirsi su un palco o davanti ad una giuria, in una sala di registrazione o solo per il piacere di suonare insieme, immagino generi emozioni diverse. Vorrei da voi, se possibile, che mi parlaste di queste emozioni: quali  sono adrenalina, quali invece costituiscono un freno emotivo alla riuscita di un concerto? E’ vero, ogni esibizione è un’emozione!! Io, Sara (la cantante del gruppo ndr), confesso che ogni volta prima di esibirmi ho una ansia terribile, soprattutto quando si tratta di cantare per un concorso importante o a un evento importante! Poi, piano piano, canzone dopo canzone, si inizia a prendere confidenza con il palco e con il pubblico e inizi a divertirti un mondo, a tirare fuori l’anima in quello che fai, con tutte le emozioni che porti con te! Alla fine fare musica secondo me è proprio questo: essere “nudi” di fronte al mondo!

Immagino che suonare insieme non sia sempre facile, in special modo quando si mettono insieme delle personalità spiccate come le vostre. Riuscite ad essere d’accordo sulle scelte? Sì, nella maggior parte dei casi siamo in accordo tra noi. Capita però che alcune decisioni non trovino l’accordo di tutti e a quel punto si va per maggioranza. Capita anche che ci siano delle discussioni accese a volte, ma poi si trova sempre l’accordo.

 Quanto e come fa crescere, in termini di maturità personale ed artistica,  far parte di un gruppo musicale? Tutti dovrebbero far parte di un gruppo musicale! È un’esperienza unica e di crescita personale perché ognuno si apre all’altro condividendo passioni, idee, pensieri…è una ricchezza, un’ esplorazione di mondi diversi dove c’è tutto da prendere! Noi siamo un bel gruppo perché tramite la musica ci aiutiamo a superare momenti no, e esaltiamo tutti i momenti sì! Non andiamo sempre tutti d’accordo, ma comunque riusciamo sempre a trovare un compromesso, rispettando sempre l’unicità dell’altro. Inoltre, suonando in giro, impariamo a conoscere sempre nuove realtà, incontrando anche brutte esperienze, ma imparando molto da queste per essere più preparati e forti la prossima volta! La musica è un mondo che non finiremo mai di scoprire e in cui non smetteremo mai di crescere ed imparare perché è così che si costruisce la propria strada.

Si riesce a conciliare la passione per la musica con gli altri aspetti della vita: studio, lavoro, affetti, tempo libero: quanto vi assorbe ed a cosa dovete rinunciare? Di sicuro la passione per la musica richiede molto tempo e impegno se la si vuole portare avanti seriamente. Questo porta sicuramente a delle rinunce, sia che si tratti di uscire con gli amici per via delle prove, sia che significhi non poter avere tutti i sabati liberi per stare con i propri cari e amici. A volte si deve saltare lo studio a causa degli impegni con la musica; quando si torna dal lavoro stanchi bisogna andare alle prove e posticipare il riposo. Tuttavia se ci si organizza bene si riesce a trovare il tempo per tutto, la maggior parte delle volte.

Vorrei che ognuno di voi mi parlasse di sè: chi sono, da che età sono un musicista, lo/gli strumenti che suono, di cos’altro mi occupo nella vita, il mio sogno, i miei obiettivi.

-Sono Stefano Morroni ho 27 anni attualmente oltre ad essere chitarrista sono impegnato  in un paio di progetti, lavoro nel settore della calzatura. Ho  sempre nutrito una grande passione per la musica. Da bambino ho frequentato corsi di pianoforte e solfeggio  poi qualche anno dopo ho approfondito lo studio della chitarra.

-Ciao sono Luca Magnamassa, il batterista delle Biciclette Volanti, ho 20 anni e suono la batteria da quando ne avevo 11, amo questo strumento da quando ero piccolissimo e sinceramente so suonare solo questo. Mi piace anche disegnare e fare sport, ma il mio vero sogno é la musica.

-Sono Matteo Volatili, suono all’incirca da quando avevo 13 anni , il mio strumento è il basso , mi occupo di calzature: per l’esattezza taglio campioni e prototipi di tomaie . Il mio sogno più grande sarebbe di diventare un pilota di moto ma credo sia irraggiungibile e per questo rincorro il secondo, quello di diventare qualcuno nel mondo della musica. Il mio obiettivo principale è quello  di far conoscere la nostra musica.

-Io sono Riccardo Trozzo e suono la chitarra da ormai 8 anni. Nel frattempo ho iniziato a studiare la tastiera da autodidatta e, successivamente, altri strumenti tra cui le percussioni, l’armonica a bocca e il banjo. Inoltre studio Scienze Biologiche all’Università di Ancona e da due anni sto insieme ad  una ragazza fantastica, Maria Clara. Il mio sogno è quello di poter lavorare nel mondo della musica o in quello della scienza.

-Mi chiamo Sara Magnamassa, ho 23 anni e canto da sempre ma ho iniziato a studiare seriamente canto 7 anni fa! Sono stata sempre una ragazza molto timida e mi vergognavo a cantare davanti alla gente! Infatti quando ero piccola cantavo solo in presenza di mio fratello, ma davanti ad altri proprio non riuscivo… Finché non è capitata qualche occasione in cui sono dovuta uscire allo scoperto per forza e sono contenta che il destino mi abbia giocato questo scherzo, altrimenti 5 anni fa non avrei mai formato una band e non so se sarei diventata la persona che sono ora! Cantare è per me il modo migliore di comunicare, dove non arrivano più le parole arriva sempre la musica! Sono laureata da quasi un anno in scienze dell’educazione ed ora lavoro in un centro doposcuola/babysitting e adoro quello che faccio! I miei obiettivi al momento sono poter portare avanti sia la musica che la mia professione ma non ho particolari aspettative: ciò che faccio lo faccio con passione e so che mi porterà dove era destinato che arrivassi…e sicuramente sarà un bel posto!

La prima volta che ho visto un loro videoclip, sono rimasta incantata dalla loro professionalità e dal loro estro. Era una versione assolutamente originale di “Pregherò per te” di Celentano. Partiva in sordina con la voce incantevole di Sara, pensavo: Bravi, un po’ accademici, ma bravi. E’ durato un secondo: dal primo attacco di batteria, un’esplosione di ritmo e virtuosismo davvero inusuale! Biciclette Volanti è così: semplice e sorprendente!