“Con gli occhi asciutti”: Carolina Orlandi racconta la storia di David Rossi -di Fania Pozielli

Parlare di Carolina Orlandi e del suo libro “Se tu potessi vedermi ora”, dopo che di questa vicenda si sono occupate tutte le testate giornalistiche nazionali ed i programmi televisivi più seguiti (Report, le Iene, Quarto Grado) non è semplice. Ho fortemente voluto questo incontro, organizzato dall’associazione “I luoghi della scrittura” di San Benedetto del Tronto, che si è svolto il 12 luglio della scorsa estate, all’interno della rassegna “Incontri con l’Autore”. Perché rispondeva a tutte le domande che mi pongo all’interno di questo blog: chi sono i giovani d’esempio oggi? Quali sono le loro priorità per il futuro? Quali e quanti contributi positivi ci regalano ed offrono ai nostri ragazzi? Quando Mimmo Minuto mi ha proposto di coordinare la presentazione del  libro della Orlandi al Circolo Nautico Sambenedettese ne sono stata entusiasta ed onorata: la testimonianza di Carolina mi aveva regalato emozioni, offerto risposte intorno al criptico mondo della finanza e smosso certezze acquisite. Incontrarla è stata un’ulteriore, bella esperienza: Carolina Orlandi ha 26 anni, nata e cresciuta a Siena, è laureata in comunicazione, lingue e culture ed è diplomata nel college di reporting alla scuola Holden. Vista “da vicino” è una ragazza splendida, piena di vita, curiosa ed entusiasta. Nel tragitto in auto che ci portava al Circolo Nautico, mi ha colpita la sua genuina meraviglia di fronte alla bellezza del nostro lungomare e il suo apprezzare le cose semplici come la buona cucina ed il buon vino; la vicenda che l’ha segnata non ha scalfito la sua gioia di vivere che traspare dallo scintillio dei suoi magnifici occhi verdi. Una giovane donna positiva con un affascinante mondo interiore composto da una solida cultura ed un’abitudine all’arte costruita insieme ad una famiglia che ha saputo coltivare e consolidare i suoi innumerevoli talenti. Il suo racconto è impreziosito da numerose citazioni di pregevoli opere letterarie, prima fra tutte l’Antologia di Spoon River di Lee Masters, ma anche di suggestioni che arrivano da una conoscenza non superficiale della musica e delle arti visive. Proprio per questo il ricordo di David Rossi assume un valore altissimo; quest’uomo, esperto d’arte e di letteratura, “prestato” al settore comunicazioni del Monte dei Paschi di Siena,

viene travolto e schiacciato da una realtà che non gli appartiene; il suo talento è stato quello, tra gli altri, di curare l’educazione di una ragazza che gli renderà merito e che non permetterà che il suo dramma umano venga dimenticato. Mi sono sentita piccolissima di fronte al  coraggio ed alla  dignità di questa ventenne che affronta a voce alta e senza paura i poteri forti; ferma di fronte agli interrogatori delle Forze dell’Ordine quando pone domande scomode, pretende chiarezza ed invoca fondamentali diritti. La vicenda, in breve, è nota a tutti: David Rossi, responsabile dell’Area Comunicazioni del Monte Paschi Siena muore, apparentemente suicida, la sera del 6 marzo 2013, cadendo dalla finestra del suo ufficio. Rimane vivo per circa 20 minuti sul selciato del vicolo sottostante, sotto gli  occhi impietosi della telecamera ivi posta. Carolina è, all’epoca, una studentessa, una ragazza normale con una vita scandita dallo studio e dalle passioni (la musica, il giornalismo, la letteratura) che David, il suo padre acquisito, sa così bene alimentare ed incentivare. L’aspetto della sua reazione umana più stupefacente è che Carolina riesce a non perdere l’equilibrio: sostiene con una forza inusuale la madre, provata e con un serio problema di salute; non si fa intimidire né dalle divise né dalle faraoniche scrivanie pretendendo chiarezza e sollecitando risposte. Il suo cruccio più amaro è, che allo stato attuale, gli unici che abbiano subito conseguenze legali siano stati sua madre ed il suo avvocato per le dichiarazioni “diffamatorie” rilasciate. Ho affrontato personalmente, nello scrivere, situazioni dove ho avuto il pudore, il timore di mettere “su carta” affermazioni, convinzioni, fatti vissuti, senza peraltro che questi eventi potessero procurarmi più che una critica o al massimo una querela; sono grata a questa giovane, capace scrittrice per questa testimonianza che rappresenta una prova di coraggio e determinazione non usuali, in un mondo dove la regola è allinearsi, uniformarsi.   Spesso si dipingono i giovani come inerti e, dove le motivazioni a “LASCIAR  PERDERE” a “PENSARE ALLA SALUTE”  sarebbero state più che sufficienti, Carolina ha destato la mia ammirazione come un Davide contro Golia. Esemplare anche per la scelta di raccontarsi “con gli occhi asciutti” senza cedere alla tentazione di drammatizzare ed emozionare. La sua competenza di autrice esordiente è stata soprattutto questa; raggiungere l’anima del lettore senza passare attraverso facili slogan. La realtà, con minuzioso realismo, non ha bisogno di ”essere caricata di foschi colori”, questo quadro è già drammatico ed impressionante così com’è e ci induce a riflessioni sul nostro tempo che non possono non turbarci e a non farci  temere per il futuro nostro e dei nostri figli.

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