L’età dei sogni fantastici in prima persona – di Fania Pozielli

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Abbiamo tutti in mente uno stereotipo del giovane scrittore, immerso nelle letture e nella tastiera del proprio computer; il mio personale è quello di un  frastornato “nerd”, scarmigliato e distratto, occhiali spessi, aria trasandata. Marco mi sorprende con un aspetto curato e nitido, un sorriso sicuro e l’aria sveglia e tranquilla di chi ha già in mente un preciso progetto di vita. Questo giovanissimo autore, Marco Esposito, è nato a Teramo nel ’97 e frequenta attualmente la facoltà di Ingegneria Elettronica all’Università Politecnica delle Marche ad Ancona. Scrive il primo libro della saga fantasy “Il vaso di Pandora” nel 2012 vincendo il concorso internazionale “Il Mulinello”;  il secondo capitolo della trilogia, pubblicato nel 2014, si aggiudica il premio letterario internazionale “Città di Cattolica- Emotion”; il terzo volume della saga viene pubblicato nel novembre del 2017. Incontro Marco  a Castellalto (Te), nell’ambito della suggestiva manifestazione Abruzzo Book Festival  dove il suo ultimo romanzo viene presentato dalla Artemia Novaeditrice.

– Raccontami in breve la saga de ”Il vaso di Pandora” (senza ovviamente spoilerare il finale). Qual è la scintilla che la genera? (…ispirazioni, desideri, eventi)

La saga de “Il vaso di Pandora” nasce come una classica avventura fantasy, intrisa della lotta fra il bene e il male che è tipica del genere, ma ambientata nel mondo moderno e animata da personaggi che nel corso dei tre volumi della Trilogia sono letteralmente cresciuti insieme a me. Come suggerisce il titolo, alla base della narrazione c’è la rivisitazione di un mito greco e la battaglia per impedire un finale apocalittico, ma c’è stato spazio per aggiungere spunti da varie mitologie e di proiettarle nel mondo reale. I protagonisti sono ragazzi comuni che si ritrovano immersi in questo scontro che inizialmente sembra impossibile da vincere, ma che scoprono di avere delle abilità e dei poteri che gli permetteranno insieme di affrontare queste prime avversità, per poi affrontare nel corso della storia anche sé stessi e i dubbi legati sia alla crescita che a quel mondo apparentemente senza senso in cui si sono ritrovati. Più che sul mito del vaso e sui classici temi della magia e dell’avventura, la storia è incentrata sui personaggi, sia buoni che cattivi, ed è proprio il modo in cui ognuno di loro agisce e ragiona che scolpisce letteralmente la narrazione, sempre muovendosi nel tema del fantastico.

– Il tuo primo libro esce nel 2012: quanta emozione c’è, per un quindicenne, nell’ avere in mano la prima copia di un libro con scritto “autore Marco Esposito”? Raccontami l’emozione della prima copia, del primo autografo, della prima intervista.

In effetti ricordo ancora la grandissima emozione quando mi hanno consegnato la prima copia stampata del primo volume della Trilogia, con una bellissima dedica scritta a me dalla direttrice editoriale. La tradizione della dedica “al contrario” l’editrice Teresa l’ha mantenuta anche quando mi ha consegnato la prima stampa dei successivi volumi. Il primissimo articolo è stato scritto dal giornalista Simone Gambacorta e non mi sembrava possibile che su un quotidiano ci fosse  la mia foto con il sottotitolo “l’enfant prodige”‘. E soprattutto ricordo ancora oggi la tensione delle prime presentazioni a quindici anni, e poiché spesso le domande dei relatori non erano concordate, il brivido del salto nel buio. Sicuramente oggi affronto le interviste o le presentazioni con più tranquillità e consapevolezza, ma rimane comunque un po’ di quel nervosismo dovuto al dover parlare di qualcosa a cui si tiene così tanto davanti a tante persone.

– La scrittura è per te un’attività del tempo libero, una specie di hobby, o per lei ritagli un tempo maggiore? So che sei uno studente modello e quindi quanto tempo e impegno puoi dedicare alla scrittura?

È sempre stata un’attività del tempo libero, ai tempi della scuola ovviamente avevo più tempo per dedicarmici ma anche all’università trovo il tempo da ritagliare ancora per la scrittura. Specialmente quando viene un’idea o un momento di ispirazione dedico un po’ di tempo ad appuntare tutto e mettere in ordine le idee, perché non si sa mai da cosa potrebbe scaturire una buona storia. Il terzo volume del libro è stato in un certo senso il più “sofferto” dal punto di vista dei tempi tra una cosa e l’altra, ma alla fine riuscivo sempre a trovare qualche ora nel corso della giornata per scrivere e per dedicarmi a questo capitolo che è stato per alcuni punti di vista il più importante della trilogia, per raccordare tutti quei fili che si erano creati dopo pagine e pagine.

– E’ un’attività spontanea o il risultato di un percorso fatto di letture e documentazioni? Da un ragazzo della tua età ci si aspettano interessi diametralmente opposti, come si diverte Marco Esposito?

La scrittura è stato il risultato di entrambe le cose, letture varie e una specie di vocazione nei confronti dello scrivere e del genere fantasy. Inizialmente ho letto ovviamente molti libri, seguiti da moltissimi fumetti, e ho sempre avuto il desiderio di “partecipare” a quelle realtà di cui leggevo, e da lì è nato il desiderio di scrivere e in particolare di cimentarmi con questo genere di cui ero appassionato. Sin da piccolo scrivevo storie e racconti brevi, poi con il tempo ho iniziato a raccogliere tutte quelle idee ed è nato Il vaso di Pandora.

– La saga de “Il vaso di Pandora” è conclusa o possiamo sperare in nuovi avvincenti sviluppi?

Per ora la saga è conclusa, i personaggi hanno concluso il percorso iniziato con il primo libro e la trama principale si è chiusa, ma, e questo i lettori potranno notarlo anche leggendo gli ultimi capitoli del terzo volume, ci sono alcune sottotrame che aspettano di essere riprese, e alcuni dei protagonisti sono rimasti in situazioni in bilico, quindi non si sa mai. Al momento sto scrivendo altre cose, anche di altri generi, ma i protagonisti de Il vaso di Pandora sono rimasti come dei “figli” per me e spero comunque che un giorno potrò riavvicinarmi a loro.

-Infine, c’è qualcuno che vuoi ringraziare per averti aiutato in questo percorso? Che ruolo hanno avuto i tuoi genitori, la scuola, chi ti aiutato a pubblicare ed a promuovere la tua opera?

Ringrazio i miei genitori che mi hanno sempre sostenuto ed incoraggiato. Inoltre ringrazio la casa editrice Artemia ed in particolare la direttrice Teresa Orsini che ha promosso la diffusione de “Il vaso di pandora” a livello regionale e nazionale, con l’entusiasmo e la professionalità che la contraddistinguono.
Infine ringrazio i miei compagni di scuola e i miei amici, che sono sempre stati i miei più entusiasti sostenitori e i primi a leggere il libro e a darmi opinioni sul mio lavoro.

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